
I due momenti di confusione nella vita di una Ribelle
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Mi ha molto colpito questo commento ad un mio post di qualche tempo fa.
Il tema era la difficoltà di molte professioniste ad esporsi nei social, anche solo lasciando un commento.
Difficoltà che capisco e che conosco bene.
Comunicare “de visu”, usando la voce e il corpo è ben diverso dal comunicare attraverso brevi testi digitali dove, anche usando bene le emoji, è difficile far arrivare il tono di voce e questo porta spesso equivoci e fraintendimenti.
Succede quando chi ci legge e commenta è in linea con noi e il nostro pensiero, figuriamoci quando dall’altra parte c’è una di quelle persone che commenta “ad minc**iam” giusto perché non sapeva come far passare il tempo o, peggio, i commenti arrivano da un troll.
Tuttavia, anche la comunicazione viso a viso non è una passeggiata su un tappeto di petali profumati quando la persona che abbiamo di fronte non ci corrisponde e insiste a prendere fischi per fiaschi o fa di tutto per rigirare le nostre frasi in modo da far dire loro quasi l’opposto.
E non sto parlando solo di quando ci troviamo a parlare con persone capitate per caso nel nostro raggio di azione.
Spesso i troll e le persone per noi incomunicabili le abbiamo nel nostro stretto intorno e sono familiari, colleghe, amiche cui siamo affezionate ma che, zio peppino, di certi argomenti con loro non ci si può proprio parlare.
La differenza tra le due comunicazioni – digitale e “de visu” – è che, native dell’era analogica, alla prima siamo più abituate e alla seconda meno.
A rapportarci con il personaggio per noi fastidioso, specie se non eliminabile perché parte della cerchia di amici, ci abbiamo fatto il callo, mentre gestire le stesse situazioni online è ancora una novità per molte.
Ecco allora che un po’ di sana “Cultura Digitale” di base diventa un prezioso aiuto per chi i social ha necessità di usarli e vuole farlo SerenaMente.
* l’errore è quello di definire la porzione di vita che trascorriamo nei social come “non reale”





