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Sai davvero leggere quello che “senti”?

Ho ricicciato per intero il mio sito web fondendo due siti in uno. Un gran lavoro che avrei potuto fare in meno tempo e con meno sbattimento se avessi letto in modo corretto i segnali mandati dal mio corpo.

Quando a gennaio mi sono messa a rifare il sito ho passato ore e ore a fissare lo schermo sconsolata senza capacitarmi del perché non riuscissi a creare nessuna delle pagine legate ai servizi che offro.

Non era certo un problema tecnico. Sono quasi 15 anni che creo siti con WordPress e so bene come muovermi sia nella piattaforma, sia nel tema che ho scelto per il mio sito.

Non era un problema di grafica e lay-out, perché avevo già scelto font e colori, e disegnato le bozze delle pagine.

Non era nemmeno un problema di testi, su cui avevo già lavorato da oltre un mese e andavano solo inseriti nei punti giusti.

Perché cavolo non riuscivo a procedere, allora?
Perché sentivo salire la nausea ogni volta che mi mettevo a PC per inserire i testi nelle nuove pagine?

“Mi starò di nuovo autosabotando?” mi chiedo ad un certo punto. Perché, dopo un po’ che si bazzica il mondo della trasformazione personale, ‘sta cosa dell’autosabotaggio diventa una specie di leitmotiv.

Decido che è così, che la nausea è autosabotaggio e sono già sul punto di rimandare la sistemazione del sito a un tempo migliore quando, un po’ per scaldarmi, un po’ per scaricare l’eccesso di nervosismo e “tossine” da troppo rimuginio, mi alzo, attacco la musica e inizio a lasciarmi danzare.

Bastano pochi minuti di “corpo che si lascia muovere dalla musica” ed ecco la piccola grande illuminazione, la vera risposta alla domanda “perché non riesco a inserire i testi”:
perché sono i testi sbagliati.

Se avessi ascoltato con maggior attenzione il senso di nausea e la tensione alle braccia che mi prendevano quando cercavo di inserire i testi, mi sarei accorta che tutto iniziava quando arrivavo a una ben precisa frase.

Fermandomi a osservare perché proprio quella frase innestava il tutto, mi sarei accorta che si trattava della versione “sbagliata” della stessa, più volte modificata per arrivare a quella “giusta”.

E questo mi avrebbe mostrato che il file dei testi aperto non era la versione finale che in novembre avevo salvato in una cartella diversa da quella contenente le varie fasi di lavorazione, cosa di cui mi ero del tutto dimenticata quando ho dato il via al rifacimento sito in febbraio.

Insomma, ascoltarmi mi ero ascoltata, peccato che stessi poi interpretando il messaggio in modo del tutto sbagliato con il rischio di mandar fuori il sito nuovo con i testi tutti imbrogliati o di rimandare l’intero lavoro alle calende greche.

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