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Perché fai ciò che fai?

Per chi scrivi, di cosa scrivi, quando e quanto pubblicare… tutto importante, ma viene dopo.
Prima di tutto questo c’è il perché. Il tuo perché.

Prima di ogni cosa che sa anche solo vagamente di marketing e di strategie di comunicazione ci sei tu con le tue motivazioni.

Quelle vere.
Quelle del profondo.
Quelle che fatichi a dire in giro perché sembrano meno nobili di quel che vorresti mostrare al mondo ma che sono le uniche che davvero contano.

 

Perché fai ciò che fai?
Perché vuoi trasformare o hai trasformato l’arte (la tecnica, il metodo) che hai studiato in un lavoro?

Il vero motivo, quello egoistico, quello che è solo per te e non tiene minimamente conto degli altri, né quelli che ti vivono accanto né quelli a cui ti rivolgeresti con la tua professione.

Finché non hai chiaro e cristallino quel motivo, finché non hai il coraggio e la spudoratezza di dichiararlo ad alta voce, anche se solo a te stessa, nulla può fluire come vorresti e come hai in mente, perché non è più tempo di maschere.

🔥 C’è il tuo perché profondo, quello che muove tutto.
🔥 Ci sono i tuoi perché secondari, ma comunque importanti e da considerare.
🔥 E solo per ultimo c’è il perché pubblico, quello che riguarda le/i clienti e che, per chi opera nei campi dell’espansione dell’essere, in genere ha a che fare con un aumento del loro bene-stare.

Se ti muovi al contrario, se cerchi di costruire la tua professione partendo dall’ultimo perché, quello esterno, quello che riguarda gli altri, quello maschera… non funziona
e non lo fa perché non stai costruendo da dentro te stessa, dalla vera te, dal luogo in te dove c’è scritto il perché sei qui in questa vita.

Così succede che all’inizio, quando sei sorretta e spinta dall’entusiasmo della novità e dalla bellezza del tuo intento super altruistico, sembra che vada bene.

Poi, però, quando arrivano le prime difficoltà e la spinta iniziale inizia a farsi più flebile ti accorgi che il “perché pubblico” non ha la forza di tenerti a galla e di portarti oltre gli ostacoli se non è sostenuto dal “vero perché”.

Quando, invece, il perché profondo è chiaro e te lo sei dichiarato a gran voce non c’è ostacolo che tenga, tutto fluisce e se la manifestazione esterna del tuo perché che hai pensato in prima analisi non viaggia (troppo strana, troppa concorrenza, non più nelle tue corde, etc) non sarà un dramma perché ne troverai presto e senza sforzo una più adatta a te e al contesto in cui vivi.

Se sei all’inizio, se ancora devi iniziare, se sei arenata a mezza via, prima di fare ogni altra mossa fermati e trova (o ritrova) il tuo perché profondo.
Il resto verrà da sé.

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