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Lascio il lavoro: gioie e dolori

Quando ti licenzi di pancia perché il lavoro o il posto in cui lavoravi ti stavano facendo ammalare (qualunque senso tu dia a questa parola), ti ritrovi a oscillare tra due emozioni forti e contrastanti.

A – Gioia supersonica.
Che figata, ce l’ho fatta, finalmente sono libera di fare ciò che voglio e mi appassiona e mi da gioia e non mi sembra vero di non dover più frequentare quell’ambiente / fare quella roba là che con me non c’entrava nulla.

B – Paura e ansia a manetta.
Ommadresanta, e adesso? Cosa cavolo faccio adesso? Come porto a casa soldi? Come decido cosa fare tra le tante cose che mi piacerebbe fare?

Due emozioni che si alternano più volte nella stessa giornata su base quotidiana per alcune, su base oraria per altre, tanto che sembra di stare su un Tagadà.

 

Te lo ricordi il tagadà? Ci sei mai salita sopra?
Starci su è destabilizzante perché sul tagadà non sai mai quando partirà lo scossone, che intensità avrà e in che direzione ti scuoterà = non c’è modo di prepararti.

E questo su e giù di emozioni che si manifestano improvvise a vari livelli di intensità è spossante. In breve ti toglie energia e non ti lascia libera di guardare la situazione con serenità e fare piani che abbiano un senso.

 

Se poi sei anche una donna di quelle con mille interessi e capacità, paradossalmente la faccenda peggiora anziché migliorare, perché ti trovi all’improvviso con davanti una marea di “cose che puoi fare” tra cui non sai scegliere.

Perché una cosa è sognare la libertà e altra cosa è poi iniziare a viverla.

Questo è un momento cruciale del tuo percorso e, se lo affronti male, rischi che il grande salto nel vuoto che hai appena fatto – mollare il posto fisso per creare la vita che vuoi vivere – si trasformi da slancio che ti permette di spiegare le ali a tuffo a capofitto nel baratro (giusto per usare una manciata di frasi fatte).

In che modo?

Se in questa fase non hai chiaro come muoverti, cosa guardare, come e dove cercare, quali strumenti interiori usare per orientarti e trovare la tua direzione (spiccare il volo) è un attimo che la paura di non sopravvivere ti porti a infilarti in un lavoro che sembra più vicino a te di quello che facevi prima ma che comunque non è ciò che davvero vuoi fare, non è la professione che ti permette di vivere la libertà (di tempo, pensiero, azione…) di cui sono fatti i tuoi sogni.

Se invece ti prendi il tempo di “Fare Chiarezza”, di guardare le cose con la necessaria calma e lucidità, considerando sia ciò che esiste all’esterno che ciò che si muove all’interno di te, allora la domanda:

“Per andare dove voglio andare per dove devo andare?”

smette di essere uno scioglilingua e trova risposta.

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