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Cosa ti distingue e le gabbie

Dice di ripetere in continuazione come ti aiuto, cosa vendo di utile per te, perché solo se lo ripeto alla nausea te lo ricorderai.

Dice anche di dirti in ogni post cosa ti faccio ottenere di preciso, come te lo faccio ottenere e pure in quante ore.

Ma io con te mica faccio le stesse cose che faccio con lei o con quell’altra e nemmeno ti accompagno a raggiungere lo stesso identico cosa.

Certo gli strumenti sono poi un po’ sempre quelli.
Ma tu sei tu e come te non con la tua storia, la tua arte e i tuoi perché non c’è nessun’altra e ogni passo che facciamo insieme è misurato su di te.

 

Quante ore ci mettiamo?
Come faccio a saperlo se ancora nemmeno so chi sei.

 

Dice che, sì, ok, ma almeno saprò dire cosa faccio?
Certo che lo so. Vuoi che te lo dico?

“Ti aiuto a vedere meglio dentro, fuori e attorno a te (lanterna) così che tu possa trovare la miglior strada su cui camminare il tuo progetto e procedere nella tua direzione (bussola), con la te mente allineata alla te essenza, restando te stessa e unendo in te ciò che sembra opposto come la vita spirituale e la presenza digitale (ponte).”

Chiaro? No, vero?
Certo che no perché in questa descrizione c’è il tutto e il niente, eppure è questo ciò che faccio e lo so fare anche bene a quanto mi dicono.

 

Potrei ridurlo a un qualcosa tipo:

“ti aiuto a smettere di farti svegliare dall’ansia alle 2 di notte perché hai mollato il posto fisso e questo di giorno ti sembra eroico ma appena chiudi gli occhi ti provoca tali crampi allo stomaco che…”

Sì, certo che potrei. Ma non voglio.

Perché?
Perché questo modo di presentarsi è solo uno schema tra tanti, quello che va di moda oggi (già un po’ vecchio a dirla tutta) e che alcuni dicono sia l’unica via.

Io, però, dentro me, là dove c’è la mia saggezza e tutto ciò che davvero mi serve, so che non è così.

 

Dice allora di dire almeno cosa mi distingue dalle altre.
Vediamo…

  • Che ti faccio danzare anche per aiutarti a creare le tue grafiche?
  • Che ti parlo di algoritmi e legge di attrazione, di siti web e di magia nello stesso tempo e con lo stesso entusiasmo?
  • Che a furia di spiegare il PC alle nonne non riesco più a parlare complicato anche se mi ci impegno e la parola “call” mi respinge tanto quanto “resilienza”?
  • Che parlare di vita “fuori dagli schemi” mi viene facile perché è così che vivo, lavoro e sono?
  • Che sono tanto seria quanto pirla, tanto estroversa quanto dentro me stessa e non vedo contrasto in questo?
  • Che di cerchi piagnucolosi e valli di lacrime ne ho fin sopra i capelli e faccio del mio meglio per farti spostare in avanti ridendo e giocando?

Tutto vero. Tutto inutile.

Ciò che mi distingue da tutte ai tuoi occhi è che io sono io; vibro a una frequenza che fa danzare la tua e quando mi incroci, anche solo in queste parole, la tua Essenza si sente chiamata dalla mia e sceglie me per il prossimo ballo.
Punto.

Tutto il resto sono solo definizioni, etichette, cartellini, schemi e vuote parole.

 

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