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“Una su mille ce la fa” oppure no?

“Una su mille ce la fa” e “Visualizzalo tre volte ed è fatta”

Due narrazioni agli estremi cui molte, moltissime persone tendono a credere e conformarsi, benché siano ugualmente tossiche, fuorvianti e, quindi, senza senso né valore.

La prima arriva più scoraggiante che sfidante e porta molte donne a rinunciare prima ancora di averci provato a costruirsi una vita o una professionalità “diversa”.

La seconda è più subdola perché è una prospettiva affascinante e così tanto decantata da certo tipo di venditori di illusioni da far allargare il cuore e brillare gli occhi a molte donne all’inizio della propria trasformazione, personale o professionale che sia.

Solo che poi arrivano le prime difficoltà, seguite dalle seconde difficoltà; la trasformazione si rivela molto meno istantanea e facile di quanto millantato in giro per il web ed ecco arrivare lo smarrimento, lo sconforto, la frustrazione e, infine, la rinuncia e l’abbandono del progetto.

La verità è che tra i due estremi predicati vi sono tante verità quante le persone che si mettono in gioco, ciascuna con le sue esperienze, credenze e peculiarità; persone che in comune hanno spesso solo la spinta a trasformare la propria vita data dalla loro Ribelle interiore.

La verità è una linea che sta nel mezzo tra i due estremi, un sentiero serpeggiante che ora tende più da un lato ora più dall’altro e che ti porta a vivere giorni in cui ti senti una delle 999 che non ce la farà mai e non vedi via d’uscita e vorresti mollare tutto e giorni in cui va tutto talmente bene che davvero hai la sensazione che sia bastata una visualizzazione ben fatta per decollare.

Questo vale all’inizio come a tre, dieci, venti anni dall’inizio.

Periodi spettacolo e periodi ansia a manetta si alternano di continuo anche quando la via e tracciata e i clienti ci sono e sono di buona qualità e questo senza nemmeno bisogno che “sbalestranti fattori esterni” ci mettano lo zampino.

Sapere che funziona così è importante e un po’ aiuta quando le cose si fanno difficili ma spesso non basta.

Spesso e per molte a fare la differenza tra mollare tutto o andare avanti è un lavoro su te stessa che ti permette di crearti la tua personale narrazione a cui credere e di rimanere centrata anche se la via serpeggia e a sentirti ben radicata anche quando ti sembrerà di stare su un Tagadà.

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