
3 domande prima di lasciare il posto fisso
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18 Febbraio 2025Non mi stanco di ripeterlo: se sei ingabbiata in un lavoro che non è per te, uscirne è vitale.
Questo però non significa mollare tutto da un giorno con l’altro.
Ogni persona è diversa e ha un suo compito e un suo modo di realizzarlo, e non è detto che diventare una freelance o un’imprenditrice sia il tuo. Quando sei chiusa in una scatola stretta, in cui non vuoi più stare ma da cui non hai visione esterna, è un attimo crearti un’idea sbagliata di cosa ci sia fuori e aggrapparti a qualcosa che poi non è come sembra.
Per questo il primo passo che ti serve è un lavoro su te stessa che ti porti a conoscere chi sei davvero per trovare cosa davvero vuoi fare, esplorare il tuo profondo per trovarvi cosa ti accende e ti fa sentire viva e connessa con la tua Essenza.
Il secondo passo è ampliare questo lavoro su te stessa per andare a scoprire se ciò che ti accende e che io chiamo la “Tua Arte”, deve proprio diventare un lavoro o può svolgere il suo compito anche in altro modo.
Ti faccio un esempio partendo da da una mia passione..
Voglio fare la scrittrice.
La spinta a scrivere è fortissima. Il solo pensiero di scrivere un libro mi fa brillare gli occhi e sorridere dentro. Quando entro in me e mi connetto al campo delle infinite possibilità e chiedo “cosa voglio/mi serve fare davvero” la risposta è, quasi sempre, “Scrivi”.
Bene allora adesso mi metto a fare la scrittrice.
Ma so scrivere?
Domanda che sembra stupida ma che non lo è affatto. Tante volte capita di immaginarci in situazioni di sucesso legate a qualcosa di cui nella vita presente ci mancano le basi. Nel caso dell’esempio, se voglio diventare una scrittrice ma fatico a mettere insieme anche un breve racconto o se ho un linguaggio povero, forse prima di pensare “lascio il lavoro e divento scrittrice” è meglio se mi iscrivo a un corso che mi insegni a scrivere.
Ma non è finita qui. Ci sono un po’ di altre domande a cui mi conviene rispondere prima di fare un passo importante come mollare il posto fisso per dedicarmi a scrivere a tempo pieno.
- So scrivere abbastanza bene da venir pubblicata?
- Voglio vivere della mia opera o voglio pubblicare per il puro gusto di essere una autrice pubblicata?
- Davvero mi interessa venire pubblicata o quello che voglio è solo avere spazio per scrivere?
- E sono sicura che quella parola “Scrivere”, che mi risuona dentro ad ogni piè sospinto, parli di libri e non, magari, di articoli per un blog o altro ancora?
Sono domande importanti perché se, ad esempio, scopro che voglio essere una scrittrice perché sento che la mia realizzazione passa attraverso lo scrivere un libro dall’inizio alla fine, anche se poi non andrò oltre, posso realizzarmi anche senza lasciare il posto fisso.
Quello che mi serve è lavorare su me stessa per trovare uno spazio mio, “una stanza tutta per me” sia in senso reale che metaforico, dove scrivere in santa pace, libera da sensi di colpa (“stai sprecando tempo”, “sarebbe meglio se pulissi i vetri” – e scemenze simili) e senza tutta la famiglia che mi rompe i cocones con bisogni inesistenti proprio nelle due ore in cui mi metto a scrivere.
Posso anche prendermi dei giorni di ferie o dei permessi, per essere in casa a scrivere mentre tutti sono fuori, invece di usarli solo per la famiglia o lasciarmi prendere dalla sindrome dell’indispensabilità.
Quando lo star facendo questa cosa per me, lo star scrivendo il mio libro inizia a riempirmi e a dare senso alle mie giornate, facile che si trasformi anche il rapporto che ho con il mio lavoro che ora diventa ciò che mi permette di pagare i conti intanto che realizzo il mio sogno.
E poi chissà…
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